ALESSANDRO LAMARMORA

Seconda puntata

UOMINI SELEZIONATI

Quando uno Stato decide di accrescere le sue forze militari, tende a prendere di modello l'esercito dalla nazione di più recenti vittorie; cadrebbe in errore però se, per esagerata ammirazione, non tenesse presente nella sua opera tecnica e tattica, della natura dei propri abitanti.

Lamarmora anzitutto vede chiaramente il suo fante tra le più alte idealità delle virtù militari e del valore tecnico moderno; pochi al pari di lui si dimostrarono capaci di trarre dall'indole specifica degli Italiani, materia per attuare una nuova concezione guerriera, perfezionarla e condurla al fuoco.

Dai veliti romani ai tempi d'oggi, gli attacchi furono sempre preceduti da truppe leggere volontarie e regolari, arditi o « enfants perdus ». Lamarmora tutte le supera con i suoi bersaglieri per gli elementi base della sua concezione.

Napoleone aveva iniziato le prime sue brillanti vittorie con piccole unità di uomini scelti, forti, arditi, ricchi di volontà, di fede; più tardi i suoi grandi eserciti lo costrinsero a contare sulla massa dei grossi battaglioni a danno della scelta e dello spirito individuale.

Lamarmora rialza e sfrutta la personalità del combattente; vuole nel suo fante l'uomo, non la massa, ma un agente tattico primo, «se non unico in un gruppo di uni», un piccolo Piemonte può così affrontare l'Austria.

Il suo bersagliere è scelto nell'esercito per qualità fisiche e morali; egli potrà combattere con disciplina e cuore.

La qualità, il numero dei mezzi non sostituiscono il fattore morale e Lamarmora accrescerà questo fattore nella preparazione tecnica e morale; irrobustirà il senso del dovere, applicherà una forma disciplinare più consona ai tempi e all'indole della stirpe. Il Bersagliere piemontese sarà presto il bersagliere italiano.

Nei suoi aforismi egli si rivela uno psicologo militare. Eccone alcuni tratti dalle sue proposte:

- Sollevare il soldato al di sopra di se per la specialità cui sa di essere chiamato.

- Pochi soldati esperti, agguerriti, disciplinati, con buoni quadri, possono contendere con truppe mediocri due o tre volte più numerose.

- I Bersaglieri, perché destinati ad agire isolatamente e ad incamminare i combattimenti debbono essere scelti anche moralmente per compiere buoni servizi.

- Con armi eguali vince chi le impegna meglio e più prèsto:

- La disciplina deve essere accoppiata al valore.

Le condizioni militari del Piemonte pur sempre superiori a quelle degli altri Stati italici, dopo il periodo napoleonico risentivano la fiacchezza dei tempi contrari alla guerra e conseguentemente alle spese militari. La fanteria aveva diverse specialità: fucilieri, granatieri e cacciatori ma non avevano tra loro differenze sostanziali tranne il colore delle mostrine, qualche centimetro nella statura e nella lunghezza del fucile.

L'istruzione tattica era ristretta, e più che tattica, consisteva in evoluzioni e parate da piazza d'armi. I regolamenti non parlavano nemmeno di attacco alla baionetta, non occorrendo di parlare della decisione di una lotta a cui il regolamento stesso non allude mai. Ben a ragione Lamarmora non amava le parate e voleva la preparazione del soldato alla guerra.

Le sue proposte suonavano una sveglia per un reale progresso favorevole alla fanteria. Egli da ai bersaglieri la missione principale di incominciare il combattimento con quello slancio proprio della truppa scelta ed ardita per aprire la via al successo inspirando confidenza a coloro destinati ad entrare dopo in linea. (Relazione 1839).

La preparazione bellica, l'applicazione al terreno, l'educazione fisica. Fazione del combattimento vicino, la celerità dei movimenti, il fuoco concentrato e rapido, le innovazioni nel campo organico, logistico da lui dettate per i bersaglieri, vennero estese più tardi a tutta la fanteria aumentandone la potenza.

 

nella prossima puntata "Il concetto di <<Bersagliere>>"