
ALESSANDRO LAMARMORA
terza puntata
IL CONCETTO DI << BERSAGLIERE >>
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Lamarmora va considerato un vero Maestro di fanteria. Prima di formare il suo Bersagliere, Lamarmora costruisce la sua Arma; una carabina a retrocarica che presentò con la prima proposta del 1831 affermando che avvicinandosi di nascosto sino a 200 ed anche 250 passi dall'avversario, la mia arma possiede contro il fucile ordinario — a tempo eguale — una probabilità di colpire di 10 contro uno. Accettata l'arma, con qualche lieve modifica, il Piemonte sarebbe stato tra i primi ad avere un fucile a retrocarica. La novità era troppo forte per i tecnici di allora. Cosa poteva saperne di armi perfezionate un Granatiere? La Commissione decretò che la sua combinazione era il prodotto di una immaginazione non corredata dai lumi della pratica. Nel 1836 propone una carabina perfezionata ad avancarica chiamata poi Carabina di Lamarmora e l'anno dopo viene accettata. Con essa A. Lamarmora è artefice di guerra. Il Generale E. Bava, poco tenero per le specialità ma di molta esperienza militare, scriveva nel 1839: Varie esperienze provano la bontà della Carabina di Lamarmora. Nelle diverse esperienze di tiro a cui ho assistito in Italia e all'estero, non vidi mai risultati migliori. Il vocabolo bersagliere non è nato coi Bersaglieri di Lamarmora; era già in uso: « Bersagliere, soldato che combatte alla spicciolata e a branchi fuori della fronte del battaglione. (Dizionario del Grossi del 1833). , Lamarmora non nasconde resistenza del nome quando propone «La Compagnia di veri bersaglieri tireurs». I bersaglieri del Grossi mancavano delle qualità necessarie : l'efficienza nel tiro. Il loro ufficio — scrive Lamarmora — consiste nel distendersi, coprire con fuoco tutta la linea, correre sparando. I bersaglieri nostri debbono invece portarsi in siti coperti, non sparare che giunti a sicura portata, concentrare gli spari su di un punto solo — non porre altra cura che di colpire con esattezza. I bersaglieri di Lamarmora sono fanteria scelta e speciale. Scelti nelle qualità fisiche e morali, speciali per l'arma e l'impiego. Perfetta condotta principalmente nei riguardi dell'onestà e l'abuso del vino. Lamarmora non vuole « enfants perdus » che si gettavano allo sbaraglio, mezzi ubriachi, con istinti di preda e uscendo di mano dai capi ma con punto d'onore da renderli impegnasi all'occasione senza essere troppo impetuosi. È la calma audace cui mancano le truppe poco esercitate, nuove al fuoco o mal comandate. Intelligenza pronta e chiara cioè capaci di concepire con facilità. Svelti e robusti e perciò scelti su tutta l'armata. Per gli ufficiali: Somma capacità e attività. Impiego. Lamarmora da buon tattico, ragionava cosi: Per aprire il successo bisogna aprire una falla nella organizzazione avversaria. La prima incisione è data dall'attacco di pochi arditi e valorosi. Nelle difese organizzate ove non penetrano quei pochi, non passano ne compagnie, ne battaglioni. La guerra sta-bilizzata 1915-18 ha ciò confermato. Lamarmora sa che, oltre alle mosse geometriche, studiate dai veterani di Napoleone, e prima di esse, ci vogliono le mosse libere di truppe scelte e speciali (i veliti) che preparano la via, facendo l'ufficio del trapano rispetto alla caviglia, che altrimenti non entrerebbe senza deviare o spezzarsi. L'unità battaglione è una grossa caviglia, occorre qualcosa di più penetrante: cioè l'uomo o un gruppo di uomini e Lamarmora costituisce la squadriglia minuscolo elemento tattico importantissimo per svolgere la sua azione di trapano con fuoco e movimento. La squadriglia di Lamarmora (tre uomini e un capo) formavano una distinta personalità ed un efficace strumento di battaglia. Movimento celere e fuoco efficace sono in sostanza gli assi fondamentali immutabili della tattica bersagliera. Il tiro deficiente di molti non vale quello di pochi esperti tiratori. Secondare (scrive Lamarmora) con la precisione del tiro, ogni operazione principale. I tiri portino scompiglio nelle file avversarie concentrandoli sui punti deboli dell'avversario come fossero un'artiglieria di piccola portata, di grande mobilità. Se Lamarmora avesse avuto le mitragliatrici avrebbe fatto i mitraglieri. Anche i suoi programmi per l’istruzione e la preparazione alla guerra sono pressoché moderni ed essenzialmente pratici, applicativi e sempre adatti al soldato e all'ufficiale italiano. Nella regolamentazione allora in vigore, toglie il superfluo e vuole far presto, far bene, escludere l'inutile. Scherma di baionetta e di bastone, tappe forzate, molti esercizi fisici. Per tenere i bersaglieri esercitati al tiro, li invia alla caccia degli orsi in montagna o a combattere i briganti in Sardegna. Compreso dell'importanza tecnica dei segnali e dei collegamenti, vuole numerosi i trombettieri. Nelle compagnie il Sergente tromba a cavallo. Per efficacia morale istituisce nei battaglioni la fanfara, anima squillante dei Bersaglieri non mai spenta. La fanfara come la carabina e il piumetto conquistarono le loro benemerenze, lasciando una impronta fiera e dolce indistruttibile, nel cuore degli italiani. nella prossima puntata " Divisa e cappello " |