
ALESSANDRO LAMARMORA
sesta puntata
LA PROVA
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La prova della sua opera fu naturalmente quella del fuoco; tale prova fece conoscere che nel bersagliere piemontese Lamarmora aveva anche creato un fante tipicamente italiano. Si vide infatti nelle guerre per l'unità e l'indipendenza, accorrere da ogni parte d'Italia centurie di volontari bersaglieri che avevano già sventolato nelle rivolte e sulle barricate il fatidico piumetto. Furono questi che il Corpo chiamò a se nel successivo sviluppo e molto l'onorarono. Per questo fenomeno nazionale i bersaglieri furono chiamati: un prodotto spontaneo della rivoluzione italiana e a Lamarmora fu attribuito uno spirito divinatore. Non potendo qui seguire i Bersaglieri nella loro storia ci limiteremo a ricordare alcuni momenti ed episodi di guerra che dimostrano nell'azione dei Bersaglieri, il valore tecnico e morale della creazione Lamarmoriana. Ponte di Goito 8 aprile 1848, prima battaglia per l'indipendenza italiana, i Bersaglieri hanno il battesimo del fuoco. Lamarmora, colonnello è alla loro testa; seguiamo l'azione: Gli Austriaci cacciati da Milano sono schierati sul Mincio: La
marcia dei nostri due corpi d'esercito è diretta al Mincio: De Sonnaz
punta su Monzambano, Bava
su Goito.
All'alba dell'8 aprile le nostre punte si affacciano sui colli che guardano Goito situato al di qua del Mincio. Una borgata è sulla riva opposta; un ponte unisce le due sponde. Le migliori truppe della Brigata Wohigemuth sono a custodire il passo; hanno posto il paese in stato di difesa e minato il ponte. La Divisione di testa d'Arvillars, deve occupare Goito e passare di viva forza il Mincio. All'avanguardia i bersaglieri attaccano per i primi col fuoco delle loro carabine i Kaiseryager che occupano l'entrata del paese. « I nostri Bersaglieri, scrive Bava nella sua relazione, rapidamente li fugarono ». Goito è ora difeso dalla muraglia che lo circonda, dalla Caserma dei Gendarmi in posizione dominante e al di là del Mincio, da Casa Semenzari e Albergo della Giraffa. I Bersaglieri, dopo i loro tiri calmi, ben aggiustati scendono verso la città, mentre le batterie avversarie controbattono. Breve sosta per l'ordine di attacco dato da Lamarmora. Due colonne: la colonna del Capitano Lyons deve penetrare nel paese, attaccare con slancio le barricate. La colonna del Cap. Muscas, più forte, deve girare a sinistra il paese, correre verso il ponte, attaccare sul rovescio i difensori di Goito per facilitare l'attacco frontale e precludere la ritirata al nemico. Ricevuti gli ordini, le due colonne partono all'attacco, seguite da un reparto delle Real Navi e da un plotone di Cavalleria. Lamarmora a cavallo raggiunge la colonna Muscas, la oltrepassa, arriva alla spianata del ponte ove già affluiscono i primi fuggiaschi. In quel momento dall'opposta riva si apre un vivissimo fuoco dei tirolesi asserragliati nell'Albergo della Giraffa. Di corsa arrivano i bersaglieri di Muscas. Lamarmora, spada alzata, indica il Ponte, in quell'attimo una palla gli fracassa la mascella inferiore e lo ferisce al collo. Scivola da sella, gli è addosso un ufficiale austriaco per farlo prigioniero. Alessandro Lamarmora raduna le sue forze e con un fendente della sua scimitarra lo abbatte. In quel tragico momento un grande scoppio: è il ponte che salta in aria. I bersaglieri cadono ma non si sbandano. Lamarmora è trasportato contro una spalletta del ponte, ivi è difeso dal suo Aiutante Tenente Vimercati e poco dopo giunge il medico Tenente Lay. Di là, il Grande Ferito è presente al valore dei suoi Figli che, con grande ardimento, riescono a lanciarsi su l'arcata del ponte rimasta intatta. Vogliono obbedire, vendicare il loro comandante e giungere sull'altra sponda. Sono seguiti dai valorosi delle Real Navi e appoggiati dai Bravi della Brigata Regina e da un pezzo di artiglieria. Il primo a lanciarsi sulla spalletta è il bersagliere Guasconi di Stradella. Lo segue il giovane sottotenente Galli della Mantica che sale allo scoperto per eccitare il suo plotone. Là è colpito in pieno petto e rovesciato nel Mincio che è la sua tomba. È il primo ufficiale morto, per l'indipendenza d'Italia.Dopo di lui cade ferito a morte il Tenente Wright della fanteria Real Navi. Bersaglieri e Marinai si allacciano insieme nella Storia del valore italiano. Alle due perdite segue un momento di esitazione; ma ecco avanza imperterrito il Capitano Saverio Griffini, bersagliere volontario; nulla lo ferma, sorpassa i più bravi sull'insanguinato passaggio, raggiunge incolume l'altra riva. L'azione si rianima da parte piemontese e Griffini trasportato dal suo valore, centuplica le forze e l'audacia catturando cinquantatre avversari, tra i quali alcuni italiani già costretti ad arruolarsi con l'Austria; questi a lui si uniscono per tenere i prigionieri e impossessarsi di un pezzo di artiglieria austriaca. Griffini verrà premiato dal Re con la medaglia d'oro al valore militare, il primo nell'Esercito, nella prima guerra per l’indipendenza a ricevere l'ambitissima ricompensa. I bersaglieri hanno aperto la via alla vittoria e la sera stessa la loro Divisione è la prima a sventolare la bandiera tricolore oltre il Mincio. Al battesimo del fuoco i Bersaglieri si sono mostrati degni del loro fondatore, scrivendo accanto alla data della loro creazione: 18 giugno 1836, quella dell’8 aprile 1848; due date memorabili della loro gloriosa tradizione legate da un nome: Alessandro Lamarmora. Il Generale Bava scriveva nel suo rapporto: “Questo primo e splendido fatto d'armi contro le migliori truppe austriache, condusse in nostro potere cento prigionieri ed un cannone, soddisfece pienamente S. M. che degnavasi venire in persona sul luogo a premiare i più valorosi ». Tutti gli ufficiali ed un furiere dei bersaglieri presenti al fuoco vennero promossi di grado. Lamarmora fu decorato con la Commenda Mauriziana, ricompensa che aveva a quei tempi alto pregio nell'esercito piemontese. Il premio migliore fu per Lamarmora la grande soddisfazione di vedere pienamente giustificata la fiducia riposta nella sua creazione e sentire il plauso generale per la condotta dei suoi bersaglieri. Ponte di Goito è lo scontro più popolare del Corpo. L'azione corrispose ai principi di impiego dettati dal fondatore: staccati dall'avanguardia, liberi nella loro accesa iniziativa, entrano i primi in azione col fuoco preciso delle carabine Lamarmora. Con esse e con lo slancio deciso conquistano la superiorità morale sull'avversario, aprono la falla, sfruttano il successo iniziale, concorrono alla vittoria. Dagli ufficiali e Bersaglieri del Ponte di Goito il Corpo ebbe i suoi primi discepoli. Numericamente ebbero poche perdite, malgrado fosse un attacco a viva forza: negli ufficiali un morto e due feriti, nella truppa sei feriti. E' indice della buona scuola di Lamarmora che insegnava a spendere la propria vita e non attendere inoperosi la morte. La sera del fatto d'armi il fratello di Alessandro, Generale Carlo Emanuele Lamarmora, Aiutante al Campo di S. M., ottiene dal Re una carrozza reale e corre a Goito a visitare Alessandro. Lo trova grave, ma non in pericolo di vita. La palla entrata nel mento ha fracassato la mascella destra, è uscita sotto l'orecchio asportandogli diversi denti. L'applicazione di un apparecchio è difficile. Alessandro è perfettamente immobilizzato; si lusinga però di poter presto rimontare a cavallo; ne avrà invece per molto tempo. nella prossima puntata
" Azione continua "
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