Eroi

 

Racconti biografici a puntate a cura di Dino Soldavini

 

LUCIANO MANARA

Prima puntata

L'ARDENTE GIOVINEZZA

 

Chi ricercasse il nome di Luciano fra gli atti di nascita registrati il 25 Marzo 1825 dalla parrocchia di S.Babila di Milano, avrebbe una delusione, perché il nostro eroe vide la luce col nome di Giuseppe, cui seguiva quello di Baldassarre ed infine di Luciano. Senza che ne risulti il motivo, il terzo nome si fece avanti agli altri, cancellò quello ufficiale e fu consacrato alla storia.

Certo Manara diede precocemente segni palesi di un temperamento volitivo ed ardente che non richiamava davvero alla mente il mite falegname di cristiana venerazione; la sua vitalità fu presto caratterizzata da un così indomito spirito di generosa avventurosità da far pensare che il mutamento di nome sia stato un tacito suggerimento del destino.

Della sua fanciullezza poco si sa: lo troviamo giovinetto allievo del liceo di via S. Spirito a Milano; poi assiduo frequentatore della scuola di marina di Venezia, ove forse si manifestò in lui la prima passione per le cose militari; ma era troppo milanese ed il mare non lo attraeva! D'altra parte egli era di famiglia molto agiata e non sentiva la necessità di una affrettata scelta della professione; amava gli esercizi fisici e prediligeva la musica, tanto che ad Antignate organizzò con passione la banda paesana, dedicandole volentieri le sue cure, quando non viaggiava per la Francia e la Germania, dove i genitori lo mandavano per istruzione. Fu anche a Roma negli ultimi anni del papato di Gregorio XVI, e là conobbe Luigi Torelli e l'ardente parola di quel patriota fece impressione profonda nella sua giovane anima.

Ma in complesso Luciano allora faceva ancora la vita dello studente elegante e ricco con una comitiva di coetanei che dovevano poi prendere quasi tutti anch'essi un posto nella storia. C'erano i fratelli Enrico ed Emilio Dandolo, Carlo Cattaneo, Enrico Cernuschi, Emilio Morosini, ed altri: insomma il fiore di quell'aristocrazia e ricca borghesia milanese che ebbe tante meritate benemerenze patriottiche.

La sua spensieratezza fu però di breve durata; le aule delle scuole continuarono, è vero, ad essere disertate di frequente, ma per ben diversi motivi: i moti del 1821, il martirio di Ciro Menotti e di Vincenzo Borelli, le sanguinose repressioni di Cesena e di Forlì e specialmente il generoso sacrificio dei fratelli Bandiera, da poco avvenuto, avevano profondamente scosso gli animi di quei giovani generosi che, lasciati i banchi delle scuole, presero a radunarsi segretamente, per discutere sull'affascinante problema dell'avvenire della Patria; condizione prima, la cacciata degli stranieri da Milano.

Così Luciano, giovinetto appena diciottenne, visse già nell'atmosfera che precede i grandi avvenimenti, e fu in quel romantico ambiente che, accanto all'amore per l'Italia, un'altro ne divampò in lui, non meno ardente, per la donna che fu poi la dolce e fiera compagna dei fortunosi giorni della sua troppo breve vita. Il suo affetto per Carmelita Fè ha tutto il fascino del primo amore che fu anche il solo; sorse quando erano ancora ragazzi, quasi coetanei, ma trovò presto ostacoli, che parevano non superabili, specie da parte della famiglia di lei; la morte, avvenuta nel 1841 dell'ingegnere G.Battista Fè, padre di Carmelita, non cambiò la situazione perché l'opposizione da parte della madre e dei fratelli, continuò accanita, quanto inutile. Finché, per porre termine ad ogni contrasto e realizzare il loro sogno d'amore, un bel giorno, senza davvero coercizione alcuna, Luciano rapì romanticamente Carmelita ed il 10 Settembre 1843 se la sposò "a dispetto di tutti" ad Antagnate. La banda del paese rallegrò le nozze del suo giovane patrono, ben lungi dal pensare che in un prossimo futuro gli strumenti che egli aveva donato avrebbero intonato vibranti squille di guerra.

Nella prossima puntata: " Il Battesimo del fuoco"