
LUCIANO MANARA
Undicesima puntata
LA DIFESA DI ROMA
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In quello stesso giorno la commedia diplomatica francese era giunta al suo epilogo: Lesseps era richiamato a Parigi ed il generale Oudinot riceveva un dispaccio che gli ordinava di entrare in Roma al più presto. Egli allora così scrisse al generale Rosselli: " Generale, gli ordini del mio Governo sono precisi. Essi mi prescrivono di entrare in Roma il più presto possibile. Ho denunciato alle autorità di Roma l'armistizio verbale che, per le istanze del signor Lesseps, viene consentito come accordo momentaneo. Ho fatto pervenire in iscritto ai vostri avamposti che l'una e l'altra armata sono in diritto di ricominciare immediatamente le ostilità. Solo per lasciare la possibilità ai nostri connazionali che volessero abbandonare Roma, sopra domanda del Cancelliere dell'Ambasciata di Francia, la possibilità di farlo con facilità, io differisco l'attacco della piazza sino a lunedì mattina almeno. f.to Il Generale in capo dell'Armata del Mediterraneo Oudinot di Reggio." Fu così che il 3 mattina i Francesi aprirono il fuoco contro Villa Pamphili e Villa Corsini, avanti Porta S. Pancrazio. Nella fiducia che le ostilità sarebbero cominciate solo il giorno successivo, la vigilanza non era molto attiva e d'altra parte l'organizzazione di quelle due importantissime località era più che deficiente e le guarnigioni minime; sicchè i Francesi, di molto superiori in numero, se ne impadronirono, nonostante la sanguinosa difesa, prima che fosse giorno chiaro. Intanto Manara, che ai primi colpi aveva fatto prendere le armi al reggimento ed attendeva impaziente al Foro Romano presso la chiesa di Santa Francesca Romana, riceveva prima un ordine di Garibaldi che lo chiamava a Porta Cavalleggeri e subito un contrordine del Rosselli che gli ingiungeva di attendere in riserva: annullato poi quest'ultimo, il reggimento mosse celermente e giunse a Porta S.Pancrazio. Garibaldi, che aveva preso rapidamente nozione degli avvenimenti e seguiva le alterne vicende della Legione garibaldina già decimata da gravi perdite, impiegò subito il 1° battaglione dei Bersaglieri di Manara tenendo il secondo in riserva. I garibaldini, sopraffatti dal numero, stavano per cedere quando, all'arrivo di questi rinforzi, l'azione attorno a Villa Corsini si riaccese furibonda. Manara col suo Stato Maggiore ed un centinaio di uomini si slancia avanti e raggiunto il giardino della villa inizia il fuoco. Enrico Dandolo con la sua eroica seconda compagnia, aprendosi il passo combattendo, occupa Villa Giacometti, ottimo punto di appoggio per concorrere col fuoco all'attacco di Villa Corsini. Ferito gravemente durante l'attacco Enrico morirà qualche ora dopo, pagando così con la vita il suo magnanimo ardimento. La villa, intorno alla quale la tenacia dei difensori non era minore dell'accanimento degli attaccanti, è presa e riperduta più volte in poche ore: Luciano chiama in rincalzo le altre due compagnie; il capitano Rozat è ferito e lo sostituisce il capitano Narciso Bronzetti, mentre Emilio Dandolo, lasciata Villa Giacometti, secondo gli ordini datigli personalmente da Garibaldi, si slancia con un manipolo di valorosi ad un assalto disperato, da cui egli pure si salva a stento rimanendo ferito ad una gamba, mentre attorno cadevano ben otto valorosi Bersaglieri. Nella prossima puntata: " L'eroico epilogo" |
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