Eroi

Racconti biografici a puntate a cura di Dino Soldavini

 

ENRICO TOTI

Prima puntata

   

PRIME LUCI

Verso la turbolenta epoca del 1890 un ragazzo frequentava le scuole di Roma. Era un figlio del popolo, di quel popolo trasteverino, magnanimo e ribelle, che più d'ogni altro, forse, d'Italia sente ribollire nelle vene il sangue dei padri. Si chiamava Enrico Toti ed era nato il 20 agosto del 1882.

Il carattere ardente e tenace del fanciullo si manifestò fin dai più teneri anni e la sua personalità spiccatissima già s'imponeva nel piccolo mondo della scuola.

Aveva slanci di bontà che commuovevano, caparbietà che disorientavano; ma ogni cosa bella lo riempiva di entusiasmo, lo esaltava e già negli occhi limpidi di bambino si scorgeva la profondità di un'anima destinata a grandi cose.

Fra le materie di studio prediligeva la storia, che più d'ogni altra esaltava la sua fierezza d'italiano; i suoi libri preferiti erano quelli di viaggi e d'avventure, perché in essi trovava alimento il suo desiderio di evadere dalla monotona e pacifica vita comune.

La sua forza fisica, che gli veniva in parte da forte sangue romano ed era accresciuta dall'esercizio, dall'ardire e dalla tenacia del suo carattere, gli dava possibilità superiori ai suoi anni e faceva di lui un capo nella cerchia dei compagni.

Dopo una giornata di svago e di gioiosa fatica sulle sponde del Tevere, gli occhi neri del giovinetto, in cui si alternavano i lampi di una volontà indomita e i sorrisi di una bontà femminea, s'incantavano a guardare le acque del fiume scendere lente e maestose verso l'infinito mare, come attratte da una forza irresistibile. Il mare chiamava anche Enrico, con la voce possente che sa le tempeste e viene dalle sconfinate lontananze.

A quattordici anni, appena terminate le scuole elementari, e non potendo continuare gli studi per le ristrette condizioni economiche della famiglia, si arruolò i Marina come mozzo specialista. Per tre anni rimase sulla nave scuola "Ettore Fieramosca" e in quel periodo si risvegliò in lui anche l'amore per la macchina, che, creata dal genio dell'uomo, lo aiuta poi a vincere e a dominare gli elementi; studiò con passione l'elettricità e nel 1899 s'imbarcò sulla Reale Nave "Emanuele Filiberto" come torpediniere elettricista.

Dapprima Enrico credette di aver realizzato il suo sogno di avventura e di ardimento ma ben presto il suo spirito tornò ad essere inquieto: le esercitazioni metodiche, i tranquilli periodi di navigazione, le soste nei porti militari, non erano, per lui, altro che noiose perdite di tempo. Quella vita regolare e disciplinata non era quella ch'egli desiderava: egli anelava alla lotta, era pronto al sacrificio e voleva le vittorie che entusiasmano e spronano.

Dalla "Emanuele Filiberto" passò sulla "Agostino Barbarigo" e poi sulla "Coatit", con la quale partecipò nel 1904 alla Campagna d'Africa contro i pirati del Mar Rosso infestato dai loro "sambuchi", i quali assalivano e depredavano quelli arabi che esercitavano il piccolo commercio locale. Il nostro Governo Giolitti, che nonostante le recenti sfortunate imprese coloniali, vedeva nel Mar Rosso la via per una futura espansione, vi mandò alcune navi della Marina Militare in pattugliamento a scopo poliziesco con il compito di scongiurare eventuali piccoli focolai violenti e mantenere una salda posizione politica in quella zona. Enrico Toti stesso in un articolo apparso sul periodico romano "La farfalla" narrò un episodio della Campagna. Per la sua partecipazione fu autorizzato a fregiarsi della medaglia commemorativa.

Ma la vita intensa di quella piccola impresa sul mare durò poco per lui, perché nello stesso anno, 1904, morì il suo unico fratello Ernesto, ed egli, per non lasciare soli i genitori, tornò a casa.

Subito partecipò ad un concorso per posti di meccanico nelle Ferrovie dello Stato: lo vinse brillantemente e nel 1905 fu assunto come fuochista. La sua vita pareva tracciata: i suoi affetti erano concentrati sui genitori e sull'adorata sorella Lina, la sua attività divisa fra il lavoro e lo studio ma dopo tre anni ecco una nuova e terribile disavventura.

Il 2 marzo 1908, nella stazione di Segni, Toti, in piedi sulle bielle, lubrificava la sua macchina accoppiata ad un'altra. Ad un tratto, per un'improvvisa ed imprudente manovra del macchinista, le due locomotive si misero in moto: Enrico, intento al suo lavoro, non fece in tempo a saltare a terra e la sua gamba sinistra rimase presa nell'ingranaggio. Le macchine furono subito arrestate, egli fu soccorso prontamente, ma la gamba era ormai stritolata e dovette essergli amputata poco sotto il bacino.

A ventisei anni, dunque, Enrico Toti era mutilato e non poteva reggersi in piedi senza l'aiuto della stampella.

 

Nella prossima puntata: " In giro per il mondo"