ENRICO TOTI
Quarta puntata
SOLDATO A TUTTI I COSTI
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Subito Toti cercò di rendersi utile aiutando i cucinieri, il sarto, il calzolaio, il falegname, il barbiere, il sellaio: tutto sapeva fare e a tutto si adattava. Ma non per questo era partito da Roma: egli voleva prodigarsi in qualche cosa di più e di meglio; una mattina sparì con la sua bicicletta e ritornò verso mezzogiorno con le tasche piene di spolette, bossoli e cartucce austriache: era stato fin sotto le trincee nemiche. Non soddisfatto, qualche giorno dopo sparì di nuovo e questa volta riuscì a penetrare in un ospedale da campo: le sue parole piene di patriottismo e di fede confortarono i feriti e rincuorarono i malati; così gli raccomandarono di tornare e da allora ogni mattina Enrico raccoglieva giornali, riviste, cioccolata, carta da lettera e andava dai feriti. Poi scriveva: "... quando non ho nulla da fare vado incontro ai feriti per offrire loro delle sigarette. Di tanto in tanto i feriti ritornano in trincea a combattere; hanno acquistato un aria di noncuranza eroica ed io li invidio: essi sono lassù in faccia al nemico, fermi al loro posto, consci del loro dovere di far grande l'Italia. Fra poco però anch'io avrò il mio bravo fucile, ed andrò ad aumentare di uno le file degli eroi che ora combattono per la Patria. Il tricolore l' ho nel mio pagliericcio, la notte sogno sempre, con la bandiera in pugno, di affrontare pattuglie nemiche, farmi largo e correre, attraverso i boschi per giungere alla meta, alla mia agognata Trieste". A luglio tutti ormai lo conoscevano e gli volevano bene. - Toti! - chiamavano i soldati, senza nemmeno sapere se quello fosse un nome o un soprannome - Che novità ci porti? - Toti, l' hai fatto un prigioniero? - Toti, quando ci arrivi a Trieste? - Toti, se arriva posta dal mio paese me la porti in trincea? E Toti scriveva: " Qui il tempo non è costante; spesso si scatenano violenti temporali che per le nostre avanzate notturne sono veri alleati. Il rumore dei passi si confonde con la forte pioggia e con la baionetta si sorprendono e si annientano i nemici; i pochi che rimangono vengono fatti prigionieri. Quando i cannoni vengono presi al nemico, si girano con la bocca verso di esso e giù a sparare senza tregua!. Quante volte i nostri proiettori sono serviti unicamente per far luce ai nemici usciti per soccorrere i feriti e seppellire i morti; potevamo annientarli, eppure un senso di pietà ci spingeva ad aiutarli...Si combatte e si muore col sorriso sulle labbra, sicuri di aver alimentato con l'esempio il gran fuoco della civiltà ". Qualche giorno dopo: " Il 19 luglio ero a Sei Busi, occupavo il posto di un soldato che aveva quattro figli; tre giorni dopo portavo i giornali ai medesimi soldati (che erano con me di vedetta e feriti dai bombardamenti austriaci). Sapessi quanto si gode a trascurare se stessi per venire in aiuto agli altri! Come si sta meglio! E come si sente la gioia di vivere! Mai nessun soldato fu certo nelle mie condizioni. Lavoro per quattro, riposo pochissimo, quando sono nei posti avanzati, do consigli e cerco rifugi contro i proiettili. La mia speciale virtù è poi l'intuito del pericolo. Io mi espongo più degli altri, devo dare l'esempio, e non mi accade mai nulla; lo strapazzo viene poi compensato dalla soddisfazione dell'animo di compiere il mio dovere." Ed ancora: " Stamani, domenica, sono stato fermato da un tenente, mentre parlavo con alcuni Bersaglieri ciclisti romani. Appena mi ha visto mi ha domandato - Tu sei Toti? Devi portare la bandiera a Trieste? Bravo! - e mi ha baciato...". C'era solo un capitano che ancora non apprezzava Enrico: un giorno lo chiamò e gli disse rudemente: - Quando conti di andartene? Non capisci che qui non sei utile a nessuno? - ma Toti rispose subito fermamente - A voi forse no, non sono utile, ma all'Italia si! - Così Toti rimase a Cervignano e rinnovò gli sforzi per ottenere un regolare permesso. Nella prossima puntata: " Guai in agguato" |