ENRICO TOTI

Sesta puntata

RITORNO AL FRONTE

Il dolore di Enrico Toti è infinito, ma egli non dispera. A Roma comincia ad aggirarsi per i ministeri, a raccomandarsi, ad implorare a mettere in moto tutte le conoscenze influenti, perché gli sia concesso di ritornare al fronte a differenza di molti altri giovani forti e validi che per contro si dimostravano più attenti ad allontanarsene.

Nel gennaio del 1916 Toti è autorizzato ufficialmente a ritornare in zona di guerra anche se non per i servizi attivi. Col treno raggiunse Udine per fare più in fretta, ma li riprese la bicicletta.

In un pomeriggio di fine gennaio Enrico Toti riapparve a Cervignano. Appena arrivato scrisse alla famiglia: "... mi sembra un sogno! Ho riveduto i miei compagni, sono passati quattro mesi, ma mi sembra che di qui io non mi sia mai mosso, con la differenza però, che ora potrò dare effettivamente la mia opera per la libertà d'Italia. Al Comando sono stato accolto con vera italiana cordialità ed eccomi soldato d'Italia...".

Ma purtroppo, proprio soldato, Enrico non lo era ancora, restava pur sempre in vigore quel divieto di partecipare ai servizi attivi. Dovette accontentarsi di riprendere la vita di prima: fare la spola fra le trincee e il paese, aiutare i soldati veri, incoraggiarli con la parola e con l'esempio, lavorare per loro. Il suo arrivo in trincea è atteso da tutti e finiscono con l'essere conquistati dalla sua generosa allegria a dal suo trascinante entusiasmo. Se qualcuno gli raccomanda di aver più prudenza, Toti risponde con un'alzata di spalle e con il suo accento romanesco: - Ma nun moro io! -

La sua croce è invece, ancora e sempre, il non poter avere le stellette.

Narrano ch'egli ne nascondeva la mancanza tenendo ripiegato sul colletto della giubba quello della sua maglia grigioverde, come se il non averle fosse una sua colpa. Un giorno il capitano De Monaco gli chiese scherzando:

- Ebbene, Toti, quando avrai le stellette? -  

- Signor capitano - rispose con tono mortificato - non ne sono ancora degno!-

In seguito il De Monaco scrisse a questo proposito: "... un miracolo in azione, una misteriosa tempra di eroe che fiammeggiava in una certa sua vita interiore, fuori di retorica e fuori di luogo comune...". Certamente fu in questo periodo che Toti scrisse al Duca D'Aosta la sua supplica ardente, in seguito alla quale egli poté realizzare il suo sogno: essere un soldato davvero.

 

Nella prossima puntata: " Enrico Toti é Bersagliere"